Piccola autobiografia
Il mio nome è Leonardo. Sono nato in Via Raffaello. Sono stato
alla scuola d'arte in Via Michelangelo. Poi all'Accademia in Via Belle
Arti. Sono segni. Così è stato, così è. La
pittura, il disegno, l'illustrazione. La vignetta: questa è la
mia veste più conosciuta. Il mio autoritratto: l'omino grigio e
calvo, l'omino sapiens, lo scemo del villaggio globale. La mia creatura:
la fanciulla in fiore o pronta a sbocciare. La perdita dell'innocenza.
Alice nel paese delle non meraviglie. L'avventura nel Satyricon di Repubblica
nei meravigliosi anni '80 (si stava meglio quando si stava peggio), la
maliziosa complicità con i lettori, la capacità di intendersi
sul "detto e non detto". La mia satira ha fatto chiudere Rinascita,
Epoca, Esquire, l'Europeo, Comix. Fatto vacillare Linus e l'Unità.
Un direttore dell'Unità (non faccio nomi, non ne faccio mai): cosa
vuole questo Cemak? Se non lo capisco io che sono il Direttore come fanno
a capirlo gli operai? Solitario, individualista, mai in gruppo parrocchia
o partito. Estraneo al dibattito sulla funzione della satira, sulla necessità
del nemico da colpire. Bene-male. Buoni-cattivi. Nessuna consolazione,
nessuna certezza. Se non quella che la satira è arte. Ne siamo
poi sicuri? Ma non parliamo delle tante cose che ho fatto. Parliamo delle
cose ancora da fare. Ma di questo non si può parlare.
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